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Daniela Lanfredi, una guida dentro il carattere dell’Emilia

Articolo pubblicato su www.eventiculturalimagazine.com (aprile 2026)

by Viviana Pignelli

Quando un territorio viene servito già pronto, tra due tappe obbligate e un pranzo fissato in anticipo, finisce per somigliare a molti altri. Il lavoro di una guida comincia invece prima, nella scelta di cosa mostrare, in che ordine, con quale passo e con quanta libertà lasciare a chi arriva. Daniela Lanfredi si muove qui da anni, dentro un'Emilia-Romagna che conosce dall'interno e che accompagna senza trasformarla in una vetrina. Il suo profilo si è formato nel tempo, tenendo insieme storia dell'arte, cultura del cibo, musica, organizzazione, lingue straniere e una pratica costante del contatto con le persone.

Parma, nel suo percorso, non è soltanto la città da cui parte. È il luogo in cui molte competenze hanno preso forma una accanto all'altra. Per quasi vent'anni lavora nella gastronomia e nella vendita di prodotti tipici, quindi in uno dei punti in cui il territorio si racconta anche attraverso ciò che si assaggia e si porta a casa. A questa esperienza si aggiunge, tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio dei Novanta, il lavoro come hostess e promoter in ambito congressuale, che significa gestione dei tempi, organizzazione, rapporto diretto con pubblici diversi. Poi arrivano gli studi universitari in lingue e letterature straniere, conclusi a Parma con il massimo dei voti, dopo anni in cui le lingue erano già parte concreta del suo percorso. Prima inglese, francese e tedesco, poi inglese, francese e spagnolo. Dal 2006 lavora anche come traduttrice freelance dall'inglese e dal francese verso l'italiano, soprattutto in ambito legale, societario e turistico. Anche questo conta, perché tradurre abitua alla precisione e insegna a calibrare le parole in base a chi si ha davanti. In una guida, questa disciplina si riconosce subito.

Dal 2013 accompagna viaggiatori e gruppi come tour leader in italiano, inglese e francese, e nello stesso anno avvia in modo stabile anche l'attività di guida turistica. Nel 2016 arriva l'abilitazione regionale, seguita da due specializzazioni che chiariscono bene un tratto del suo lavoro: la divulgazione del Parmigiano Reggiano e l'assaggio di primo livello. Non sono aggiunte ornamentali. Dicono piuttosto che, accanto alla parte storico-artistica, Lanfredi ha scelto di approfondire con metodo anche uno dei patrimoni più concreti dell'Emilia, quello agroalimentare. È un elemento decisivo perché nel suo modo di accompagnare arte e gusto non scorrono mai su binari separati. Una visita può partire da una cupola affrescata, passare per un teatro e finire davanti a una forma di Parmigiano o in una cantina. Non per effetto, ma perché da queste parti la cultura materiale ha lo stesso peso delle pietre e dei dipinti.

Nel 2020 fonda e presiede Itinera Emilia APS, associazione di promozione culturale che nasce dopo un'esperienza condivisa con altre guide del territorio. Anche questo passaggio aiuta a capire il suo sguardo. Non lavora su un'idea di turismo rigida, fatta di percorsi uguali per tutti, ma su una rete di luoghi, tempi e interessi da mettere in relazione. La formula con cui presenta il suo lavoro, "Come vuoi tour", resta efficace proprio per questo: non promette effetti speciali, chiarisce un metodo. I percorsi vengono costruiti sulle persone, sugli argomenti che vogliono seguire, sulla durata della visita, sull'età, sulla lingua, sul modo in cui preferiscono spostarsi. A piedi, in auto, con servizio NCC, dentro una sola città o lungo una giornata che unisce tappe diverse. Una guida esperta si vede anche da ciò che evita. Riempire troppo un itinerario è facile; dargli una misura giusta richiede più mestiere.

Il raggio della sua attività tocca cinque città che, nel suo lavoro, non restano mai compartimenti chiusi: Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Modena e Bologna. Da qui si aprono poi castelli, borghi, colline, musei, teatri, mercati, aziende e percorsi costruiti su temi precisi. La geografia che ne esce è quella di un'Emilia-Romagna letta per connessioni: città d'arte e musei, castelli del Ducato, natura e piccoli centri, Food Valley e produzioni DOP, Motor Valley, itinerari musicali che vanno da Verdi a Pavarotti fino a Lucio Dalla. In questo disegno il punto non è accumulare tappe, ma farle stare bene insieme. Una giornata può cominciare in un caseificio del Parmigiano Reggiano, passare per un castello, fermarsi in collina tra vigne e cantine, arrivare nel centro di Bologna e chiudersi tra i banchi del Mercato di Mezzo. La varietà non viene usata per stupire, ma per restituire la complessità ordinaria di una regione che cambia volto nel giro di pochi chilometri.

Parma resta il centro più denso del suo lavoro ed è anche il luogo in cui la sua voce si riconosce meglio. I percorsi dedicati alla città toccano i suoi cardini più noti — il Duomo con Correggio, il Battistero di Benedetto Antelami, il Teatro Regio, il Teatro Farnese, la Pilotta, Maria Luigia, il Giardino Ducale — ma si allargano volentieri verso dettagli che di solito restano fuori dal racconto principale. Uno degli itinerari più significativi in questo senso è "Guarda in su guarda in giù", pensato anche per famiglie e costruito su quello che spesso sfugge: cortili monumentali quasi nascosti, soffitti intravisti da una finestra aperta, particolari decorativi insoliti, botole, tracce di scavo. È un modo intelligente di restituire Parma alla sua scala reale, senza consumarla tutta nei nomi più celebri. Un altro percorso, "Le 7 note di Parma", segue invece la sua trama musicale e mette in relazione Casa Toscanini, il Teatro Farnese, il monumento a Verdi, il Museo Glauco Lombardi con il fortepiano di Maria Luigia, il Museo dell'Opera, il Conservatorio Boito con il suo chiostro, il Teatro Regio. Non è soltanto una lista di luoghi. È un modo per mostrare come la musica, qui, continui a spostarsi da un edificio all'altro e a cambiare la lettura della città.

Attorno a Parma, il lavoro di Lanfredi si allarga senza perdere precisione. Nei suoi percorsi entrano il Castello di Torrechiara, la Rocca di Fontanellato, Busseto e le terre verdiane, il Mondo Piccolo di Giovannino Guareschi, ma anche gli itinerari dedicati ai grandi prodotti che hanno segnato l'identità di questa parte d'Italia: Prosciutto di Parma, Parmigiano Reggiano, Culatello di Zibello, vini dei colli, aceto balsamico tradizionale. Tra le proposte più rappresentative c'è la sua Food Experience, che mette insieme origine personale, competenza e conoscenza diretta del territorio. Cresciuta in una famiglia legata al commercio del Parmigiano Reggiano e alla produzione del Culatello di Zibello, accompagna il visitatore lungo una filiera che va dal produttore al consumatore, passando per luoghi, gesti e assaggi che danno sostanza alle parole. Il lavoro dei casari, le cantine della Bassa dove il culatello matura vicino al Po, i vigneti del parmense, le acetaie di Modena e Reggio Emilia, la salatura del Prosciutto di Parma: tutto entra nel racconto con naturalezza, perché prima ancora che materia gastronomica è materia di territorio. A volte basta una cantina spoglia, con l'odore fermo della stagionatura, per capire più cose di quante ne spieghino molte formule ben rifinite.

Le altre città dell'Emilia-Romagna trovano posto nello stesso impianto, ognuna con una propria misura. Bologna compare spesso nei percorsi personalizzati come approdo urbano capace di tenere insieme storia, portici, piazze e una forte dimensione conviviale, che può passare anche dai mercati e dallo street food. Modena e Reggio Emilia entrano naturalmente attraverso l'aceto balsamico tradizionale, ma anche per il legame con la musica, con la terra dei motori e con castelli che cambiano il passo della visita. Piacenza partecipa a questa geografia in modo meno esibito, ma non marginale, dentro un'idea di regione che non funziona per classifiche e che invita invece a seguire continuità, scarti, affinità. In questo si vede bene una qualità del suo lavoro: cucire. Cucire città e provincia, monumenti e prodotti, luoghi celebri e dettagli laterali, gruppi organizzati e richieste personali. È un verbo semplice, ma qui serve davvero.

Conta molto anche il modo in cui sceglie i pubblici a cui rivolgersi. Nel corso degli anni ha costruito tour enogastronomici, musicali, visite per famiglie e percorsi pensati per persone con disabilità, in particolare non vedenti o ipovedenti. È un aspetto che merita attenzione, perché l'accessibilità non compare come nota a margine, ma come parte del progetto di visita. Vuol dire ripensare tempi, strumenti, descrizioni, modalità di relazione. Vuol dire sapere che accompagnare qualcuno non significa soltanto condurlo in un luogo, ma metterlo davvero in condizione di incontrarlo. Anche il modo in cui restituisce i suoi itinerari va in questa direzione: ha un tono partecipe, concreto, mai freddo, e lascia spazio all'esperienza senza alleggerire la preparazione. Nelle sue giornate di lavoro ritornano gruppi che arrivano da città diverse per ritrovarsi a Parma, visite serali che cambiano il modo di guardare l'Oltretorrente, musei osservati come luoghi ancora vivi, dove uno strumento conserva una presenza e non soltanto una funzione passata.

Il punto, alla fine, è che Daniela Lanfredi ha costruito nel tempo un mestiere saldo, riconoscibile senza bisogno di irrigidirlo in una formula. Da una parte c'è il rigore: le lingue studiate e praticate, la formazione, le abilitazioni, l'attenzione alle filiere produttive, la capacità di organizzare un percorso con serietà. Dall'altra c'è un modo di stare accanto alle persone che evita sia l'enfasi sia l'automatismo. Le sue visite funzionano perché tengono insieme molte cose senza ostentarle: una cupola, un teatro, una botte, una strada dell'Oltretorrente, un chiostro, una tavola, una piazza attraversata nel momento giusto. In Emilia-Romagna questo conta ancora di più, perché le distanze sono brevi ma la densità dei luoghi è alta, e basta poco per ridurre tutto a una sequenza ordinata e senz'anima. Lei lavora in senso contrario. Fa spazio, dà misura, rimette i luoghi in relazione. Il resto lo fa il territorio, quando viene accompagnato senza fretta.